Ludovica Palmieri

La solitudine non esiste

La solitudine non esiste. 

A mio parere, la solitudine non esiste. Si tratta semplicemente di un concetto. Un’idea. Insomma, di un qualcosa creato razionalmente dall’uomo. 

Diciamo che poi, fatta eccezione per alcune particolari zone del globo, tipo deserti, ghiacciai, foreste… viviamo in un pianete alquanto affollato per preoccuparci effettivamente della “solitudine”. 

Solitudine come dimensione interna

Allora, come si spiega che si tratti comunque di un qualcosa che tocca un gran numero di persone, che ha ispirato tantissimi artisti, poeti,

Mondi silenziosi

  • Sott’acqua è un altro mondo. Silenzioso e pieno di vita

pittori, musicisti, registi…? Ebbene, perché penso che, in definitiva, questa solitudine sia un vero e proprio stato d’animo, più che uno stato fisico. Una dimensione interna. 

Insomma, quando si parla di solitudine, quando si soffre la solitudine, il riferimento non è mai a uno “stare” concreto, fisico, ma ad un sentire personale, emotivo.

A pensarci bene, direi che esistono due nature della solitudine. Una in rapporto con l’altro, e l’altra nel rapporto con se stessi.

Perché, nel rapporto con l’altro, in particolare nell’ambito di relazioni caratterizzate da un importante – per non dire gigantesco – investimento emotivo, come nel rapporto tra amanti; genitori e figli; amicizie vitali,  spesso le persone si sentono sole quando non si sentono capite o quando non sono corrisposte… 

Parallelamente, distinguerei un altro tipo di solitudine, che matura per lo più nel rapporto con se stessi, come stato di insofferenza, forse – mi verrebbe da dire – di vuoto interno. A proposito di questo argomento, proprio recentemente, leggendo Il dito e la luna di Alejandro Jodorosowsy, mi sono imbattuta in una definizione di solitudine che ho trovato particolarmente calzante – da cui, confesso, è scaturita l’ispirazione a scrivere questo articolo – e che, secondo me, effettivamente fa ben capire la genesi di questo sentire:

“La solitudine, amico mio, è non saper stare bene con se stessi.”

Certo, a questo punto, sorge spontanea la domanda: “ma il sentimento di inadeguatezza nel rapporto con l’altro, da cui deriva la solitudine, scaturisce dal non saper stare bene con se stessi?” “E, dunque, dovrei invertire le due definizioni?” Perché, effettivamente, il sano e sereno rapporto con gli altri potrebbe risultare difficile se alla base non c’è un altrettanto sano rapporto con il proprio sé. Tuttavia, non credo sia sempre così. Perché, molte persone, indipendentemente dal loro stare più o meno bene con se stesse, sviluppano rapporti con gli altri di varia natura, dal simbiotico al superficiale, ma in cui alla fine si creano comunque degli equilibri.  

Solitudine = stare da soli?

Tra Guatemala e Belize
Viaggiando tra Guatemala e Belize

Devo ammettere che istintivamente non associo lo stare da soli ad un sentimento negativo, appunto di solitudine.
Anzi, per me i momenti trascorsi da sola sono particolarmente importanti, vitali.
Momenti di riflessione, raccoglimento, lettura, scrittura, yoga, relax, studio, ascolto.
Momenti senza i quali non potrei vivere, che cerco e che mi regalo. Sarà per la mia storia?
Da brava figlia unica ho imparato, sin da piccola, da una parte a godermi lo stare da sola, dall’altra a capire che il mondo è pieno di gente e fare amicizia è molto più facile di quanto si possa pensare.
Da adulta ho riversato queste capacità nella passione per i viaggi. Perché non trovando sempre amici disposti a viaggiare in modalità “zaino in spalla” sono partita moltissime volte da sola e, posso garantire, che i momenti trascorsi tra me e me sono stati davvero pochissimi. In viaggio ho conosciuto alcuni tra i miei attuali migliori amici, imparando davvero, sulla mia pelle, che se sei aperto al mondo, il mondo è aperto a te. Che se sei disposto ad accogliere, allora verrai accolto. 

Facciamo una distinzione

A questo punto,  per concludere questa breve riflessione, direi che mi sembra doveroso fare una distinzione, dal momento che, il nostro meraviglioso idioma, l’italiano, ce lo consente. E allora distinguerei tra due dimensioni interne. Una appunto, con un’accezione più malinconica, per non dire negativa, la solitudine e l’altra, invece, totalmente positiva che è l’essere solitari

Infatti, non è assolutamente detto che una persona solitaria, si debba necessariamente sentire sola. Anche perché, penso che solo apprezzando davvero i momenti trascorsi in modo solitario, sia possibile valorizzare e godersi a pieno quelli trascorsi in buona compagnia.  

Infine, come ho precisato nell’articolo Il Valore delle Parole, i termini che adoperiamo per descrivere la nostra realtà, diventano la nostra realtà. Quindi scegliamoli con cura. 

L.P. 

 

Ko Thao
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